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Adelina, salvata dal
racket, ringrazia i poliziotti sul sito della Polizia.
Era una giovane albanese costretta a
prostituirsi. Oggi è una donna felicemente sposata
ed invita tutte le schiave del sesso a denunciare i
propri aguzzini
Roma, 8 mar. (Adnkronos) - Adelina ringrazia gli
''angeli'' della questura di Varese che l'hanno
aiutata a sottrarsi al racket dello sfruttamento
sessuale. La Polizia ha scelto la storia a lieto fine di
una giovane albanese per ricordare la giornata dedicata
alle donne sul sito www.Poliziadistato.it.
Adelina ha trovato il coraggio di ribellarsi ai suoi
sfruttatori, di lottare e di riacquistare, con l'aiuto
della Polizia, la sua dignita' e la sua liberta'.
Oggi e' una donna sposata e serena e vuole lanciare,
attraverso il sito della Polizia, il proprio messaggio
di fiducia e speranza alle donne vittime dello
sfruttamento della prostituzione: ''tutte voi che siete
sulla strada -scrive- e volete dire 'basta' alla
schiavitu' della prostituzione, prendete coraggio e
chiamate il 113 (Polizia) o il 112 (Carabinieri) da ogni
telefono. Ricordate: loro stanno aspettando la vostra
chiamata!''.
Riferendosi agli agenti della Polizia di Stato li
chiama ''i miei angeli'' e li raffigura con tanto di ali
e aureola in un disegno che ha voluto inviare alla
Polizia, rifacendosi al tema che per tre anni ha
caratterizzato il calendario istituzionale ''Loro ci
vedono cosi'''. Adelina, cosi' si fa chiamare oggi,
e' una giovane albanese che come tante sue connazionali
e' venuta in Italia non ancora ventenne con la speranza
di trovare una vita migliore.
Delusa, picchiata, minacciata e sfruttata dal racket
della prostituzione, ha dovuto subire maltrattamenti
e vere proprie ''torture che -dice- mi hanno
lasciato il segno dentro e fuori. Ho ancora le
bruciature delle tante sigarette che mi sono state
spente sul seno e sono arrivati perfino a farmi un
taglio profondo in una coscia con un coltello,
inserendoci poi del sale e chiudendo tutto conuna doccia
ghiacciata''.
La ragazza ha scritto spesso al sito Internet,
ringraziando la Polizia di Stato per averle restituito
la voglia di sorridere. ''Avevo paura di ridere, avevo
paura di parlare, avevo paura di sognare e avevo paura
perfino di piangere- scrive in una poesia che inviata
per e-mail- ma tutto cio' e' soltanto un brutto ricordo.
Vorrei gridare ad alta voce grazie a tutta la Polizia
di Stato grazie vi voglio bene, siete i miei
angeli''.
''Mi sono aggrappata a loro come una bambina
spaventata ed e' grazie a loro se oggi sono ancora in
piedi, serena e libera di scegliere. Mi hanno portato a
cena fuori con le loro mogli, comprato medicine e
vestiti; sono passati 4 anni e loro ci sono
sempre'', ricorda Adelina sottolineando l'aiuto
ricevuto dai poliziotti.
''I miei 'protettori' mi picchiavano spesso,
soprattutto quando non rientravo a casa con almeno
un milione.... Io mi ero completamente arresa - scrive
ancora la ragazza albanese- ma le persone che mi
potevano aiutare c'erano e ci sono sempre state. Quando
io 'lavoravo' i poliziotti venivano tutti i giorni e ci
dicevano che quando avremmo avuto bisogno sarebbero
intervenuti subito ad aiutarci. ... Ci ripetevano di non
preoccuparci perche' sarebbero stati sempre al nostro
fianco e ci lasciarono un biglietto con i numeri di
telefono della Questura''.
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