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Varese - Si spacciavano per cittadini della Sierra Leone per avere lo status di rifugiati. I veri sierraleonesi determinanti nella scoperta degli illeciti
Falsi richiedenti asilo, indagate 30 persone

Trenta indagati, tredici perquisizioni eseguite, un'ottantina di casi sospetti. Questo il bilancio dell'operazione condotta dalla Squadra Mobile di Varese e coordinata dalla Procura della Repubblica nell'ambito di una inchiesta su falsi cittadini della Sierra Leone.
In questo paese africano negli anni tra il 2001 ed il 2003 era in corso una guerra civile, motivo per cui i profughi che da lì provenivano potevano avvalersi dello status di rifugiati politici che dà diritto ad un contributo statale e ad un alloggio in strutture convenzionate.

Una condizione che faceva gola ad extracomunitari provenienti da stati vicini alla Sierra Leone come il Ghana e la Nigeria, nazioni con lo stesso ceppo linguistico. La truffa e' stata architettata da un cittadino sierraleonese regolare, un 55enne residente a Roma ed assistente del console onorario della Sierra Leone, un avvocato italiano del tutto estraneo ai fatti. L'uomo, già allontanato tempo fa dal console a causa di problemi giudiziari, forniva documenti e certificati falsi al costo di 500 euro ed aveva un referente a Varese che si occupava di contattare gli immigrati interessati alla truffa. Anch'esso, sierraleonese sposato con una donna italiana, è stato indagato.

«L'indagine è iniziata nel 2003 - hanno spiegato i responsabili della Mobile - ed è partita grazie alla segnalazione giunta dalla comunità regolare della Sierra Leone presente a Varese che ha fatto presente alcune situazioni anomale. Inoltre, nel corso di alcuni nostri interventi di controllo erano emersi fatti sospetti che abbiamo approfondito nel corso delle indagini». La Polizia ha quindi vagliato circa ottanta casi riscontrando la certezza del reato per ventotto persone: per loro sono scattate le perquisizioni, eseguite nella giornata di ieri e che hanno coinvolto anche le questure di Roma, Milano, Treviso, Lecco Bologna e Teramo. Quindici persone sono al momento risultate irreperibili, mentre in tredici casi la perquisizione ha permesso di scoprire documenti che dimostrano situazioni illecite.

I capi di imputazione per i ventotto indagati riguardano la truffa aggravata ai danni dello Stato (stimata in circa 700mila euro), la falsità ideologica in atto pubblico e l'uso di atti falso (per i finti certificati presentati dagli immigrati). Ai due sierraleonesi coinvolti sono inoltre contestati il reato di favoreggiamento della permanenza in Italia di clandestini. Al momento però nessuno degli indagati risulta agli arresti. Non si esclude infine che il filone d'indagine si possa allargare ad altre città italiane dove potrebbero aver agito altri "referenti" dell'ex collaboratore del console, risultato tuttora in possesso di documenti in bianco pronti all'uso.

Venerdi 29 Aprile 2005
Damiano Franzetti
redazione@varesenews.it

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