Kosovo:
punto di passaggio per donne sfruttate e vendute
Dopo
la Nigeria dove lo sfruttamento della
prostituzione è molto diffuso, tra i paesi più
interessati dal fenomeno c’è sicuramente il Kosovo
inteso come nodo centrale di passaggio delle
giovani donne sfruttate e vendute dai Paesi
dell’Est verso l’Ovest. Nonostante la
Risoluzione Onu 1244 il Kosovo non ha ancora uno
“status” ben definito: ci sono ben 174 chilometri
di confini non controllati, si entra regolarmente
senza visto e non si può essere respinti, ci
spiega l’ispettore capo Alberto Andreani della
Central Intelligence Unit dell’Unmik la missione
di pace delle Nazioni Unite in Kosovo e quindi
anche geograficamente è un punto di passaggio
importante.
Secondo le più recenti indagini di Polizia le
organizzazioni criminali hanno adottato nuove
metodologie, più sofisticate, per fare in modo che
il fenomeno abbia sempre meno visibilità. Il
flusso migratorio verso l’Italia, che a livello
legislativo è uno dei paesi più avanzati rispetto
a questo fenomeno, risulta sempre più regolare e
sembra che le giovani donne che arrivano nel
nostro Paese siano “reclutate” su base volontaria,
siano munite di veri passaporti, visti e permessi
di soggiorno regolari.
Da un dossier sul traffico delle donne dell'Est
preparato da Alberto Andreani per l’Oim
(Organizzazione internazionale per le migrazioni)
risulta che se prima le ragazze arrivavano con
gommoni e carrette del mare, oggi si spostano con
aerei o autobus di lusso. Lavorano meno in strada
e sempre più in locali o appartamenti anche se
continuano a subire maltrattamenti, soprusi e
ricatti con numerosi passaggi di proprietà. “Nei
vari passaggi le ragazze vengono vendute a diversi
proprietari che analizzano la "merce", spiega
Andreani, toccandola e controllandola in
particolare seno e denti e spesso addirittura
provandola. I prezzi variano da 3 mila a 8 mila
euro”.
Il vice sovrintendente Stefano Failla che
lavora in Kosovo presso il TPIU, la Trafficking
and Prostitution Investigation Unit dell’Unmik
police, ribadisce che il traffico di esseri umani
viene affrontato in modo globale. Oltre
all’attività operativa che prevede il controllo di
persone sia alle frontiere che sul territorio -
che solo quest’anno ha permesso di denunciare più
di 100 persone e di arrestarne oltre 50 - viene
portata avanti un azione di tipo preventivo e
sociale. La TPIU controlla le donne straniere che
arrivano in Kosovo e che potrebbero essere a
rischio, mantenendo contatti regolari con loro e
informandole di come chiedere aiuto in caso di
necessità. La Polizia insieme ad altre
organizzazioni partecipa e struttura corsi di
formazione e informazione per il personale locale
e inoltre continua Failla “è stato creato un
comitato composto da personale di polizia del
Dipartimento del crimine organizzato, da
rappresentanti del dipartimento di Giustizia,
dell’Osce, delle Ong locali e internazionali per
fornire assistenza, lavoro e supporto alle vittime
in una pluralità di approcci".
L'attività di collaborazione con le
organizzazioni governative e non governative che
si occupano di diritti umani sono molto importanti
per l’assistenza e la tutela delle vittime, mentre
dal punto di vista investigativo e repressivo
giocano un ruolo fondamentale gli uffici Interpol
che permettono uno scambio di informazioni tra i
vari paesi e il database di Europol che raccoglie
le informazioni degli stati di Schengen.