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Attività di Polizia e leggi all'avanguardia
   
A partite dagli anni ’90 l’ingresso di cittadini extracomunitari verso il nostro Paese è molto cresciuto e soprattutto dai Paesi dell’Est sono entrate in Italia moltissime ragazze con l’illusione di trovare un mondo migliore: un lavoro e condizioni di vita più serene. "L’esigenza di tenere sotto controllo il fenomeno dello sfruttamento è stata sempre più forte fino a che - spiega il vice questire aggiunto Francesco Di Cicco dello Sco - nel 2001 il capo della Polizia Giovanni De Gennaro ha deciso, con un circolare, di istituire, nell’ambito delle squadre mobili delle sezioni specializzate sulla criminalità extracomunitaria e sulla prostituzione".

La Polizia di Stato lavora per contrastare il fenomeno dello sfruttamento della prostituzione in vari modi e in vari paesi con una cooperazione a livello internazionale. In base alle indagini e al lavoro svolto negli ultimi anni le forze di polizia hanno potuto rilevare che accanto ad un traffico di piccole dimensioni, dove in generale lo sfruttatore è il marito o il compagno delle ragazze, esistono grandi imprese e reti internazionali. Una vera e propria industria ben organizzata che ha appoggi e risorse economiche nei paesi di origine, transito e destinazione.

Oltre alle classica attività investigativa per individuare le associazioni criminali e gli sfruttatori delle giovani ragazze, la Polizia svolge un’importante azione di prevenzione e di informazione per il recupero delle vittime. Capita spesso ai poliziotti delle squadre mobili di fermarsi a parlare con le ragazze sulla strada, per chiedere informazioni in merito ad alcuni indagini o semplicemente per instaurare un rapporto di fiducia reciproco con queste giovani donne spesso spaventate, terrorizzate e molto diffidenti nei confronti delle "Autorità" in generale.

"Per permettere alle vittime di usufruire di un'assistenza completa, della protezione sociale e del sostegno di cui hanno bisogno, la Polizia - dice ancora Di Cicco - instaura importanti rapporti di lavoro e di collaborazione con le altre Istituzioni, gli Enti locali, le associazioni di volontariato e le organizzazioni non governative. Quest'ultime sono particolarmente utili per il reinserimento delle vittime, l’assistenza e il loro ritorno ad una vita 'normale'".

L’attività di polizia è supportata nel nostro Paese anche da leggi all'avanguardia in Europa per la lotta a questa forma di crimine. Con l’articolo 18 del decreto legislativo n. 286/98 (Testo Unico della legge sull’immigrazione) e del suo regolamento attuativo il Governo italiano ha risposto in modo efficiente al traffico di persone cercando non solo di reprimere il fenomeno ma anche di aiutare la vittima.

L'articolo prevede infatti il rilascio del permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale: per permettere allo straniero “di sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti dell’organizzazione criminale e di partecipare ad un programma di assistenza ed integrazione sociale”. Il permesso di soggiorno ha la durata di sei mesi e può essere rinnovato per un anno. Sono previsti anche programmi di assistenza e integrazione sociale per il recupero delle vittime e l’istituzione presso la presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per le Pari Opportunità, di una commissione interministeriale per l’attuazione di questo articolo.

A concludere e rafforzare a livello legislativo l’opera di contrasto al fenomeno è stata la legge n. 228 dell’11 agosto 2003 che ancora di più tiene in considerazione l’aspetto preventivo e sociale del problema riconoscendo particolare importanza agli incontri internazionali, alle campagne d’informazione e ai corsi di addestramento del personale dei ministeri. Prima dell’entrata in vigore di questa legge le forze di polizia, come anche i magistrati, incontravano difficoltà nel rintracciare nel codice penale forme di reato che potessero coprire il fenomeno di cui parliamo. Oggi invece l’introduzione di una definizione precisa del reato di riduzione in servitù e l’attualizzazione di quello di riduzione in schiavitù e traffico di persone rendono tutto più facilmente perseguibile. Per questi reati è prevista la reclusione da 8 a 20 anni e la pena può essere aumentata se il fatto è commesso a danno di minori, finalizzato al mercato della prostituzione o del prelievo di organi.

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8 marzo 2005

 

     
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