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"Ci ha aiutato a sgominare un’intera organizzazione"
   

Quelli che Adelina chiama "i miei angeli" sono i poliziotti della squadra mobile di Varese che l’hanno sostenuta nel suo difficile cammino per ritornare una donna “libera di scegliere” come lei stessa si definisce. Abbiamo voluto portare anche la loro testimonianza di come la coraggiosa scelta di una giovane donna può anche contribuire a risultati operativi importanti.

Franco Novati, dirigente della squadra mobile di Varese, che ci spiega come la vicenda della giovane albanese, costretta con vari tipi di violenze e soprusi, a prostituirsi sul marciapiede abbia due aspetti diversi: uno repressivo e l’altro umano.
"Adelina l'abbiamo conosciuta nell'ambito di normali servizi di controllo del territorio nel '99 quando il fenomeno della prostituzione nella province di Como e Varese era piuttosto diffuso. Aveva 24 anni quando ha deciso di collaborare con noi e di denunciare i suoi sfruttatori e grazie a lei e alle sue dichiarazioni siamo riusciti ad arrestare numerose persone coinvolte, a vario titolo, nello sfruttamento della prostituzione".

E’ grazie alla sua collaborazione che la squadra mobile di Varese è riuscita a sgominare un’intera organizzazione criminale nel corso dell’operazione Acheronte?
"L'operazione Acheronte è scaturita proprio dalle dichiarazioni di Adelina e si è conclusa con 36 arresti per reati di vario tipo: dall'associazione per delinquere, alla riduzione in schiavitù, dallo sfruttamento della prostituzione all’interruzione illegale di gravidanza. Abbiamo scoperto un’organizzazione criminale che, in tutta Italia, teneva ragazze albanesi segregate in abitazioni, senza documenti, costringendole a prostituirsi per guadagnare. Le ragazze erano obbligate anche a mangiare in posti ben precisi che venivano tenuti sotto controllo".

A Varese Adelina è la prima cittadina extracomunitaria ad aver usufruito dell’articolo 18 della legge Turco-Napolitano con il quale ha potuto ottenere un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale. L’ispettore Luigi Manco ci parla di come ha conosciuto la giovane albanese.
"L'avevo conosciuta nel corso del servizio. Noi parlavamo con queste ragazze, tutte molto giovani per fargli capire che non dovevano avere paura e che se volevano cambiare vita le avremmo aiutate. Avevamo dato loro dei bigliettini da visita con i nostri nomi e i numeri della questura e così, quando Adelina ha deciso di scappare dal suo aguzzino, ha chiesto di me, si è fidata e oggi è una donna libera. Tutto questo però è stato possibile grazie all’articolo 18 con il quale abbiamo avuto la possibilità di offrire realmente qualcosa alla ragazze in cambio della loro collaborazione".

Oggi Adelina sta bene è sposata con un ragazzo italiano e il loro primo incontro è avvenuto in questura perché lei aveva paura e non si fidava. Ma è ancora molto legata a voi?
"Grazie alla sua forza e al suo coraggio la giovane albanese ha portato grandi cambiamenti nella sua vita: si è convertita al cattolicesimo, si è sposata con un italiano ma mantiene contatti costanti con noi e definendoci i suoi angeli. La voglia di raccontare la sua storia è per lei una specie di missione, una sorta di campagna sociale di sensibilizzazione su problema a cui tiene a molto. Si è fatta una sua vita, ma non passa giorno senza che si faccia sentire. Mi ha anche voluto come padrino al suo battesimo".

Insomma un esempio da seguire quello di Adelina?
Sicuramente si. Dopo l'operazione Acheronte infatti sono state diverse le operazioni di contrasto al fenomeno della prostituzione che abbiamo compiuto grazie alla collaborazione delle vittime. Sono sopratutto le giovani donne dell'Est Europa che decidono di collaborare con noi.

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8 marzo 2005

 

     
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