Quello che segue, come dicevo, è quanto Adelina ricorda della propria vita.
Una vita pesante e difficile, dall’infanzia oppressa dal regime comunista albanese, all’adolescenza vissuta nell’ignoranza, alla gioventù da schiava.
Una nota merita anche quanto assodato dai medici e dagli psicologi che hanno conosciuto Adelina dopo la sua liberazione. I primi hanno diagnosticato una salute perfetta; nessuna malattia ha minato il suo corpo.
I secondi hanno invece appurato che Adelina, nonostante la poca istruzione, la mancanza di studi, è dotata di una grande intelligenza, addirittura superiore alla media e che, forse, proprio questa dote l’ha aiutata ad uscire dal tunnel della schiavitù e ancora prima, le ha consentito di adeguarsi ad una realtà troppo atroce per molti esseri umani, a nascondersi in quella stessa realtà per garantirsi la sopravvivenza in attesa dell’occasione, quella buona, per salvarsi.
Chi di noi potrebbe mai sopportare tutto quanto ha sopportato lei e trovare il coraggio di raccontarlo mettendo, ancora una volta, a repentaglio la propria vita?
Pensiamolo mentre leggiamo queste righe e cerchiamo di calarci in una realtà di una donna che riceve (e non per propria scelta) per l’utilizzo del proprio corpo da parte di sconosciuti dei soldi; che di questi non ne trattiene alcuno e, se a termine giornata o nottata l’incasso non dovesse soddisfare il padrone…… questo lo state per leggere…
La storia di Adelina, quella che lei stessa sta per raccontarvi, comincia nel 1996.
Sequestrata e trasformata in una schiava, in una prostituta da strada, ha cominciato a subire violenze fisiche e psicologiche di ogni genere.
Torture, sequestri e vendite. Adelina è passata di padrone in padrone sopportando sulla propria pelle quello che fu un fenomeno (racket albanese della prostituzione e del traffico di esseri umani) che richiese tanto impegno da parte delle forze dell’ordine per essere se non cancellato, molto ma molto ridotto.
Quello che leggerete nelle prossime righe, sono i pensieri e i ricordi di Adelina che, per la cronaca e a seguito della sua liberazione e relative deposizioni contro il racket assumerà il nome di Adelina: ragazza albanese che si è trovata ad essere vittima della prostituzione.
Pensieri magari in disordine temporale, quelli che leggerete, confusi, vero, ma sicuramente reali.
Non possiamo, ovviamente, garantire la veridicità di ogni affermazione; ogni riferimento a fatti e persone è frutto della sua memoria martoriata da violenze sessuali, fisiche e psicologiche. Della paura generata da un incubo troppo reale per essere solo un sogno.
Concediamole il beneficio di inventario. Concediamole di confondere qualche nome di persona o di città. Concediamo ad Adelina anche la possibilità di confondere la realtà con la mitizzazione. E’ passata per l’inferno ed è riuscita ad uscirne, viva ma non illesa.