12
OTTOBRE
 2005
speciale
S
ono  i  poliziotti  e  i  ca-
rabinieri  gli  "angeli"  di
Adelina.  Una  donna  di
trent'anni che ha vissuto, e su-
bito, veramente di tutto.
Come tante altre ragazze stra-
niere  arriva  in  Italia  piena  di
speranza e si ritrova a battere il
marciapiede. Ma Adelina è for-
te,  nonostante  non  abbia  stu-
diato, ha un'intelligenza viva e
attiva, e riesce, grazie all'aiuto
della Polizia e dei Carabinieri,
a uscirne fuori.
Non  solo,  perché  riesce  an-
che a gridare al mondo la sua
sofferenza  e  la  sua  rinascita,
creando  un  sito  internet,  scri-
vendo  libri,  dialogando  conti-
nuamente con chi vive la sua
stessa  esperienza  o  con  chi
vuole saperne di più.
E in occasione della prossima
uscita del suo nuovo "Libera -
dal racket della prostituzione",
l'abbiamo intervistata, per par-
lare di lei, della sua vita e dei
suoi progetti.
A  sentirla  parlare  Adelina  ha
ADELINA E I SUOI ANGELI
"Libera" è il titolo del libro che la giovane ex prostituta albanese Adelina
ha scritto per raccontare, e non dimenticare, una storia come tante di
sfruttamento e umiliazione. Purtroppo ancora oggi di forte attualità
una  vitalità  che
stupisce, che con-
quista, parla e par-
la,  senza  timori,
senzavergogna,
solo  con  la  voglia
diraccontaree
raccontarsi.
Comeènata
l'idea  di  scrivere
un libro sulla tua
storia?
Il mio desiderio era
quello  di  raccon-
tare  la  mia  odis-
sea perché tutti si
rendessero  conto
della situazione in
cui si trovano le ragazze come
me.  Ragazze  vendute,  sfrut-
tate, molestate, che la sera si
vedono  per  strada  e  che  non
hanno la possibilità, o la forza,
per venirne fuori.
Un mondo terribile, su cui tutti
dovrebbero  ri
?
 ettere,  per  ren-
dersi  conto  che  la  schiavitù
esiste  ancora,  una  schiavitù
vera  e  propria  che  costringe
molte  donne  come  me  a  per-
dere  ogni  tipo  di  dignità  e  di
consapevolezza.
I proventi del libro andranno
in benefi cenza?
È  la  mia  intenzione.  Certo,
devo essere totalmente since-
ra: le mie condizioni economi-
che non sono ottimali, per cui
la  vendita  del  libro  potrebbe
rappresentare per me un aiuto
non indifferente.
Maunaparte
dei  ricavi  che  ne
avremoandrà
certamentead
aiutare  qualcuno
che  si  trova  nella
miasituazione.
Ho  scritto  anche
al Ministero per le
Pari  Opportunità,
per  la  precisione
a Salvatore Cam-
pisi,  per  chiede-
re  la  loro  colla-
borazionenella
creazione  di  una
campagna  contro
ogni  crimine,  che
voglio  
fi
nanziare
io,  grazie  al  libro.  Se  potessi,
porterei io, da sola, una copia
del  mio  libro  ad  ogni  famiglia
italiana,  in  tutte  le  case,  per-
ché tutti possano conoscere e
capire.
Racconti un po' la tua
storia?
La  mia  storia  non  è  diversa
da  quella  di  moltre  altre  ra-
gazze,  albanesi,  o  slave,  o
africane. Tutto inizia con vio-
lenze e sequestri in Albania,
sono stata venduta di padrone
in  padrone,  delusa,  pic-
chiata,  minacciata  e  sfrutta-
ta,  ho  subito  maltrattamenti,
sia  nel  mio  paese  di  origine
che qui in Italia, che mi hanno
lasciato il segno, dentro e  fuori.
Bruciature di sigarette,  ferite
condite  dal  sale,  poliziotti
albanesi  che  invece  di
aiutarmi mi hanno portata via
con la forza e mi hanno vio-
lentata, a turno. In Italia sono
arrivata  con  la  speranza  di
una  vita  migliore,  e  invece
ho trovato solo il racket della
prostituzione.
Una  storia  che  inizia  9  anni
fa,  un  tempo  troppo  breve
perché  si  possa  dimenticare.
Ma forse io non voglio di-
menticare, voglio  continuare  a
mantenere  vivi  quei  ricordi
perché  la  mia  voce  possa
arrivare  a  tante  persone  che
vivono  nella  mia  stessa
situazione o ai suoi margini.
Per  questo  ho  anche  creato
un  sito,  www.adelina113.
altervista.org,  dove  le  don-
DI
 M
ARIA
 R
OSARIA
 S
ERGIO
La giovane albanese protagonista di questa storia
ne  che  vivono  nella  mia  o  in
condizioni  simili  possono
scrivermi per avere consigli,  o
anche  solo  un  appoggio
morale.
La copertina del libro
Appoggio che tu hai avuto
dalle  forze  dell'ordine  ita-
liane...
Sì,  certo,  sono  stati  loro,  "i
miei angeli", come li chiamo  io,
a salvarmi dalla strada.
Ogni giorno venivano da noi  a
parlarci, a spiegarci, a starci
vicino.
Poliziotti che tentavano quo-
tidianamente  di  metterci  in
testa  cose  per  noi  assurde,
come i nostri diritti, i permessi di
soggiorno, le leggi.
Mi  hanno  spiegato,  paca-
tamente  e  pazientemente,
come se fossi una bambina,
tutti i risvolti della legge Turco-
Napolitano,  che  mi  per-
metteva  di  cambiare  vita,  di
lavorare e anche di studiare.
Venivano  tutti  i  giorni  e  ci
dicevano anche che quando
avremmo  avuto  bisogno  sa-
rebbero intervenuti subito ad
aiutarci.
Ci ripetevano di non preoccu-
parci  perchè  sarebbero  stati
sempre al nostro fianco.
Poi mi hanno lasciato un bi-
glietto con i numeri di telefo- no
della Questura.
Quel bigliettino è stata la mia
salvezza.
È grazie alle loro parole e al
loro  sostegno  che  ho  avuto  il
coraggio di denunciare chi  mi
sfruttava:  le  indagini  che  ne
sono  conseguite  hanno
portato a 36 arresti, un paio  di
latitanti  e  tantissime  de-
nunce a piede libero.
Com'è la tua vita adesso?
Sono  sposata  a  un  italiano
che mi vuole molto bene, ho
anche cambiato religione, da
musulmana  sono  diventata
cristiana  e  il  mio  padrino  è
un  ispettore  della  Polizia  di
Varese,  uno  dei  miei  angeli.
Purtroppo  la  mia  situazione
attuale, soprattutto economi-
ca, non è facile.
Devo  continuamente  com-
battere con pregiudizi, discri-
minazioni, diffidenza.
Certo è che devo comunque
ringraziare tanta altra gente,
anche  i  carabinieri  che  ho
conosciuto,  che  oltre  a  so-
stenermi  moralmente,  spes-
so si sono fatti carico anche
economicamente  delle  mie
difficoltà,aiutandomicon
soldi  che  prendevano  diret-
tamente dalle loro tasche.
In  più  sono  molto  contenta  di
quello  che  faccio,  sono
contenta  anche  solo  se  rie-
sco  ad  aiutare  qualche altra
ragazza  a  venire  fuori  da
una  situazione  così  difficile  e
umiliante,  dicendo  loro  che la
possibilità di una vita  migliore,
diversa,  è  possibile,  anche
solo  grazie  al  mio  esempio.
Esempio  di  una  donna  che
non  si  è  lasciata  sconfigge-
re dalla disperazione. I segni
del mio passato sono ancora
evidenti, sulla mia pelle e nel
mio cuore, ho ancora le cica-
trici, ma mi spinge ad andare
avanti la voglia di vivere e di
aiutare gli altri.
Possodiresoloun'altra
cosa?
Certo, dimmi pure...
Vorrei ringraziare in maniera
particolare  i  poliziotti  della
Questura di Varese e i Cara-
binieri dei Comandi di Pesaro-
Urbino  e di Brindisi.
Scrivilo,  per  favore,  ci  terrei
proprio tanto...